martedì 28 settembre 2010

Migliacci



Come non posso parlarvi dei migliacci? Sono giorni che mi passo le foto dal desktop alla cartella "da pubblicare", e riguardo le foto aspettando la giusta ispirazione.
I migliacci a casa mia ricordano la tradizione pistoiese. Li faceva sempre la mia nonna Romana, mamma di mio babbo, che morì quando avevo appena 3 anni. Io direi una bugia a dirvi che mi ricordo di lei. Quello che mi riaffiora nella mente sono le foto di quando ero piccina. Tanti che la conoscevano mi dicono che le somiglio. Ma non del tutto, perchè lei aveva gli occhi blu. Non azzurri, nè turchesi, proprio blu zaffiro.
Era una donna molto bella, alta e molto premurosa. E quando all'improvviso, un triste e freddo giorno: il 7 febbraio 1986, all'età di 46 anni se ne andò, lasciò un vuoto incolmabile. E' anche per questo che ho tentennato per la pubblicazione della sua ricetta, è come ritornare indietro negli anni.
Ma questa non vuol essere una storia triste. No, perchè i ricordi invece devono essere lieti e bisogna farne tesoro. E questa ricetta la custodisco sotto chiave, perchè proviene da lontane generazioni.
I migliacci sono crepes fatte con il sangue del maiale. Li faceva mia nonna, e prima di lei sua mamma, e la mamma di sua mamma. Se li tramandavano di generazione in generazione. Era una grande famiglia patriarcale, in cui l'uomo di casa era il padre padrone. Era una famiglia di commercianti di bestiame e mio nonno girava l'europa in calesse a vendere e comprare maiale, vitelli, cavalli. Mio babbo mi ha sempre raccontato che quando suo nonno partiva per l'Ungheria, stava via mesi e al ritorno, si addormentava e i cavalli lo riaccompagnavano a casa perchè sapevano la strada a memoria.
Quando ammazzavano il maiale, era una festa: del maiale non buttavano via niente (un detto che si dice ancora oggi). Chiamavano proprietari terrieri vicini e si mettevano a preparare questa festa. Altra occasione per eccellenza era la vendemmia e la raccolta del grano. Ogni ricorrenza era buona, per ritrovarsi, ballare, cucinare e stare insieme (non come adesso che viviamo nella fretta e non ci si conosce nemmeno tra vicini di casa!). E in quella occasione le donne preparavano i veri migliacci. Adesso trovare il sangue è molto complicato. Anzi, credo addirittura che sia vietato anche il commercio. Ed è un vero peccato.
I migliacci che vedete in foto non li ho fatti io, ma li hanno comprati i miei genitori alla Festa Storica di Badia a Pacciana (PT).
Questa però è la ricetta tradizionale e ufficiale di mia nonna, che voglio riportare lo stesso, visto che è uguale, ad avviso di mio babbo, o forse anche meglio: il sapore dei ricordi vince sempre.




Ingredienti

1 litro sangue di maiale pulito e filtrato
1 litro e 1/2 di brodo filtrato (brodo di rigatina fresca o zampetti di maiale, odori, ramerino e 3 chiodi di garofano)
1 kg farina 00
scorza grattugiata di 1 limone
2 uova
noce moscata
trito finissimo di ramerino ed aglio
uvetta
pinoli
per servire: parmigiano grattugiato oppure zucchero semolato

Procedimento

Preparate il brodo con largo anticipo, facendo in modo che si raffreddi per bene. Impastate il sangue con la farina e aggiungete piano piano il brodo freddo e filtrato. Aggiungete poi tutto il resto: scorza grattugiata, uova, uvetta, pinoli, noce moscata e il trito di ramerino e aglio. Oliate una padella per le crepes e procedete in ugual modo, facendo cuocere ambedue i lati. Li potete servire con il parmigiano grattugiato, oppure, ancora meglio con lo zucchero semolato.


Partecipo al contest della Vale


19 commenti:

Fabiola ha detto...

che cibo strano, mai sentito e visto.

Tery ha detto...

Non li ho mai mangiati, ma questi racconti mi fanno sentire come se fossero una cosa così normale, così bella :)
Spero di poterli assaggiare prima o poi!

Cristina ha detto...

Ciao Federica, la tua storia è davvero commovente, ti mando un bacio.
p.s non credo che avrò mai il coraggio di mangiare i migliacci!

giulia ha detto...

io invece me li ricordo bene, li faceva fino a qualche anno fa anche la mia nonna.. In realtà da me in veneto hanno un altro nome credo ma la ricetta e l'aspetto sono molto simili..mi ricordo soprattutto l'odore pungente che si spargeva per casa e la mia nonna che mi diceva (tradotto) "non fare la sciocchina, avrei forse dovuto buttarlo il sangue?" :-) grazie per la memorabilia riportata in vita!

mariacristina ha detto...

Che bei ricordi! Ma anche io non so se ce la farei a mangiarli! Ciao un abbraccio

Luciana ha detto...

Ricordi d'infanzia!!! comunque neanche io riuscirei mai a mangiarli!!! forse se non mi dicessero con che ingredienti vengono preparati!!! un bacio :-p

CarlottaD ha detto...

per questa volta passo :-)

Kiki ha detto...

quanto mi piacciono questi racconti che ricordano il passato. Quando ho letto il titolo - migliacci - ho pensato subito al migliaccio di pasta che si fa in Campania, poi continuando a leggere e guardando bene le foto.. da voi il migliaccio e' tutt'altra cosa, sono delle crepes con sangue di maiale.. Io, invece, da piccola mi ricordo dell'uccisione del maiale a casa dei miei nonni, col sangue e il cacao mia nonna ci faceva il sanguinaccio sottoforma di un salsicciottto, e mi ricordo che io, golosona di cioccolato, l'assaggiai ma non mi piacque molto. bleah!
baci.

Milena ha detto...

Grazie per aver condiviso con noi questi ricordi struggenti ....
E' una preparazione che non conoscevo ...

Renza ha detto...

I migliacci!!!
Sai che solo l'anno scorso ho avuto il coraggio di riassaggiarne un pezzettino?
La mamma li faceva sempre e a me piacevano molto, poi una sera torno da lavorare e trovo la mamma che faceva i migliacci, alla vista di quel sangue... beh, non ce l'ho più fatta a mangiarli!
Ma sono buonissimi eh!!! A me piacevano con lo zucchero!
Ciao e buona serata!

Le pellegrine Artusi ha detto...

una ricetta veramente della vera tradizione, personalmente non l'ho mai mangiata ma mi incuriosirebbe molto. Hai fatto bene a postare una ricetta che ormai è dimenticata dalla maggior parte delle persone perchè la cultura di un paese passa anche attraverso ricette e racconti come questo. Baci

Rossella ha detto...

Grazie della tua storia ! Non conoscevo la tua ricetta, io da piccola, dopo la festa (sigh !) del maiale, mangiavo il mallegato che è una specie di saleme fatto sempre col sangue...e mi piaceva !

Federica - Pan di Ramerino ha detto...

Mi fa piacere quello che pensate! E sono consapevole che a non tutti possono piacere. Anche io se devo essere sincera non ne vado matta, ma è una ricetta della tradizione della mia famiglia, e dovevo per forza pubblicarla!!! :-) Ricordare, per non dimenticare!

I VIAGGI DEL GOLOSO ha detto...

Tradizione ricordi... siamo d'accordo con te, hai fatto benissimo a pubblicarla... una delle nostre nonne faceva esattamente la stessa ricetta... un tuffo al cuore un salto nel passato.... profumi, ricordi d'infanzia ecc... certe tradizioni non dovrebbero mai passare al di là dei gusti...

Un abbraccio a presto...

Mirtilla ha detto...

questa e'proprio una ricetta della tradizione, anche perche'recuperare il sangue di maiale nn e'cosi semplice....da noi a napoli si utilizzava per fare il sanguinaccio, una crema con aggiunta anche di cioccolato,cannella e cedro.
baci

Ale ha detto...

che belle queste tradizioni, grazie per averci reso partecipi. I migliacci porprio non li conoscevo.

( parentesiculinaria ) ha detto...

Mai assaggiati nè visti, ma da perfetta curiosa non potrei esimermi dall'assaggiare una preparazione che profuma così tanto di tradizione...

Valentina ha detto...

Ciao Fede, piacere di conoscerti! Che bella storia, l'ho letta tutta d'un fiato.. Sono belli i racconti di un tempo, come lo sono anche le tradizioni che si tramandano di madre in madre.. Non conoscevo i migliacci e non li ho mai mangiati quindi grazie per avermeli fatti scoprire, ogni giorno s'impara qualcosa davvero.. Sono contenta di averti tra i partecipanti al contest e vado ad aggiungere la tua ricetta alla lista, ti ricordo che se vorrai partecipare con altre hai tempo fino al 20.11 e io ne sarei più che contenta :) Mi sono anche aggiunta ai tuoi lettori, torna a trovarmi se ti va. Un abbraccio, a presto

Cucina del mondo ha detto...

Ciao fede, che bella storia di famiglia, ricorda che i ricordi di chi non c'è più non devono essere mai tristi, in fondo tua nonna anche se tu quasi non la conosceva vive ancora dentro di te, e questa ricetta è la prova.
Io sono ferdinando e sono contento che parteipi al contest che ho creato insieme a valentina, a presto e suerte